Il settimo appuntamento della rassegna Francesco ha gli occhi tuoi ha indagato il contributo decisivo dell’universo femminile alle origini del francescanesimo, mettendo in dialogo ricerca storica, vita contemplativa e riflessione teologica all’Auditorium della Domus Pacis che ha accolto un pubblico attento e numeroso
Il valore del tema affrontato e l’autorevolezza delle relatrici hanno richiamato un pubblico numeroso e partecipe all’Auditorium della Domus Pacis per il settimo appuntamento della rassegna Francesco ha gli occhi tuoi, dedicato al tema “Francesco e le donne”. Un successo di partecipazione che ha confermato il crescente interesse attorno a un percorso culturale capace di coniugare rigore storico, profondità teologica e attenzione alle domande della contemporaneità.
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Ad aprire l’incontro è stato fra Georges Massinelli, Vicario Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, che ha accolto le relatrici portando il saluto del Ministro Provinciale fra Marco Vianelli. Un saluto che ha richiamato il valore della rassegna come occasione di studio e confronto sul carisma francescano, capace di offrire strumenti di lettura per il presente.
Uno sguardo nuovo su Francesco
A guidare il dialogo è stata la prof.ssa Sara Muzzi, docente di Filosofia medievale presso la Pontificia Università Antonianum, che con una conduzione puntuale e ricca di sollecitazioni ha accompagnato il confronto tra la prof.ssa Alessandra Bartolomei Romagnoli, tra le maggiori studiose della santità medievale e del francescanesimo delle origini, e suor Elena Francesca Beccaria, badessa del Monastero di Santa Chiara in Roma, chiamata ad attualizzare il tema attraverso la testimonianza della vita clariana.
L’incontro ha restituito un’immagine di Francesco lontana dagli stereotipi, mostrando come il rapporto con le donne attraversi l’intera sua vicenda umana e spirituale. Dalla madre monna Pica fino a Jacopa de’ Settesoli e a santa Chiara, emerge un intreccio di relazioni che racconta un uomo profondamente capace di amicizia, di tenerezza e di reciprocità evangelica.
Le donne che accompagnano Francesco
Aprendo il suo intervento, Alessandra Bartolomei Romagnoli ha ricordato la figura di monna Pica, madre di Francesco, descrivendola come la donna che, liberando il figlio dalla prigionia impostagli dal padre, compie «un grande gesto di misericordia», accompagnandolo simbolicamente «dalla casa del padre alla casa del Padre». Una presenza discreta ma decisiva all’inizio della sua conversione.
L’altra grande figura femminile evocata dalla storica è stata Jacopa de’ Settesoli, che raggiunge Francesco negli ultimi giorni della sua vita. «Francesco non è un uomo arido, non è un asceta indifferente; è un uomo che conserva la sua accessibilità e il suo slancio umano», ha osservato, sottolineando come il racconto della visita di Jacopa restituisca il volto di un santo che vive fino all’ultimo la profondità dell’amicizia spirituale e della tenerezza umana.
Chiara e la radicalità del Vangelo
Ampio spazio è stato dedicato alla figura di santa Chiara, letta come la donna che ha custodito e sviluppato il carisma francescano nella sua forma più radicale. «La povertà è la parola chiave di Chiara», ha spiegato Bartolomei Romagnoli, precisando che essa «significa svuotarsi», cioè affidarsi completamente a Dio. La storica ha ricordato il lungo confronto con Gregorio IX per ottenere il Privilegium Paupertatis, segno di una scelta evangelica vissuta senza compromessi. «Chiara è una donna felice», ha concluso, perché tutta la sua esistenza è costruita sulla gioia del Vangelo e sulla fraternità.
Di particolare intensità anche la riflessione sul rapporto tra Francesco e Chiara. Pur nella diversità dei rispettivi cammini, il loro legame spirituale supera ogni lettura riduttiva. «Francesco è padre ma è anche madre», ha affermato la studiosa, richiamando la grande tradizione medievale della maternità spirituale come immagine della cura di Dio e della generazione nella fede.
La tenerezza come forma della fraternità
L’attualizzazione affidata a suor Elena Francesca Beccaria ha riportato il confronto alla vita della Chiesa di oggi. La badessa ha individuato nella tenerezza uno dei tratti più originali del carisma francescano, ricordando come Francesco proponga ai frati proprio l’amore materno quale modello delle relazioni fraterne: «Se una madre ama e nutre il suo figlio carnale, quanto più un fratello deve amare e nutrire il proprio fratello spirituale». Una fraternità fatta di presenza, ascolto e condivisione concreta della vita.
Particolarmente significativa la riflessione sulla minorità, che la badessa ha tradotto nella capacità di accostarsi all’altro senza superiorità: «La minorità prevede un accostarsi all’altra dal basso», condividendone limiti, fragilità e speranze. Una prospettiva che restituisce piena attualità all’insegnamento di Francesco anche nelle relazioni quotidiane delle comunità religiose.
La custodia del carisma
Tra i passaggi più originali dell’incontro, Bartolomei Romagnoli ha ripreso una provocazione dello storico Claudio Leonardi, sostenendo che furono proprio le donne a custodire più fedelmente il nucleo profondo dell’esperienza francescana. «La povertà di Francesco era un fatto mistico», ha affermato, spiegando che nasce dalla contemplazione della kenosi di Cristo, «un Dio che si abbassa» fino a riconoscersi nel volto del lebbroso. «La parola chiave della spiritualità francescana non è più contemplazione, ma imitazione di Cristo»: proprio le esperienze femminili, secondo la studiosa, hanno custodito questa dimensione con una radicalità che ha attraversato i secoli.
Riprendendo questo orizzonte, suor Elena Francesca Beccaria ha invitato a leggere il messaggio di Francesco come una risposta alle fragilità del presente. Ha richiamato il valore della femminilità, della minorità e della povertà evangelica come alternativa alla cultura dell’affermazione personale e del successo, ricordando che anche i fallimenti e le prove possono diventare luoghi di grazia quando sono vissuti nella fede. L’itineranza francescana, ha osservato, consiste anzitutto nel lasciare le proprie sicurezze «in nome del Vangelo», aprendosi continuamente a ciò che Dio prepara oltre ogni traguardo raggiunto.
Un messaggio che continua a parlare
Il lungo applauso conclusivo ha confermato il successo dell’iniziativa e l’interesse suscitato da un tema che continua a interrogare il nostro tempo. Anche questo settimo appuntamento di Francesco ha gli occhi tuoi ha mostrato come la ricerca storica e la riflessione teologica possano diventare strumenti preziosi per comprendere la sorprendente attualità del messaggio francescano, affidato fin dalle origini anche allo sguardo, alla testimonianza e alla fedeltà delle donne.














