IL MESSAGGERO – La forza rivoluzionaria del Poverello di Assisi. Davanti alla morte si celebra la vita

Assisi
Nei Fioretti di Ugolino da Brunforte arrivati dal Trecento sino a noi, si racconta di come, un giorno, San Francesco fu interpellato «quasi proverbiando» da frate Maffeo da Marignano e gli pose una questione di non poco conto. «Perché a te tutto il mondo viene dirieto (…)? Tu non sei bello uomo del corpo, tu non sei di grande scienza, tu non sei nobile, onde dunque a te che tutto il mondo ti venga dietro?».
Il poeta Davide Rondoni, presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’VIII Centenario, ha fatto notare che la visibile commozione che la gente sta vivendo non nasce tanto dall’esercizio di far memoria di un grande personaggio del passato, ma dal fatto che Francesco è tanto attuale nel suo richiamo alla pace, alla cultura della non violenza, alla ricerca di fratellanza, all’amore per gli animali, al rispetto per la natura.
Una teca trasparente da ieri esibisce platealmente i resti di uno scheletro: distesi sul velluto si vedono tanti pezzi d’ossa rimessi in assetto, compreso minuscoli frammenti assemblati per la storica ostensione. Una scritta sul plexiglass dice solo Corpus Sancti Francisci. Ad osservare le dimensioni di quel corpo sembrerebbe l’ossatura di un ragazzo nemmeno troppo cresciuto, se non fosse per l’articolazione dei piedi visibilmente deformata dall’artrite, il che confermerebbe la leggendaria fibra di Francesco, uso a percorrere pedibus calcantibus estenuanti tragitti per l’Italia, avanzando con qualsiasi tempo, nutrendosi poco e male, riposando su giacigli di fortuna. Un po’ di paglia, persino dentro a grotte e altri luoghi certamente insalubri.
Scheletro
Dietro il pellegrinaggio un po’ macabro iniziato ad Assisi, sospeso tra la devozione e la ricerca di un feticcio, si intravede molto di più di un fenomeno di massa liquidabile con ciò che Elias Canetti in Massa e Potere sintetizzava come la manifestazione di qualcosa simile a una forza primordiale capace di plasmare le interazioni umane e definire le gerarchie di riferimento, e persino le identità individuali.
In questo caso l’ostensione organizzata dai frati dietro placet papale (all’epoca regnava ancora Papa Bergoglio) per rendere onore al Poverello ed esporre i suoi miseri resti allo sguardo dei contemporanei, proietta un significato capace di andare ben oltre il contesto immediato.
La fede certamente per molti visitatori resta inevitabile sullo sfondo e pure il bisogno di testimoniare quel “io c’ero”, magari cristallizzato in un selfie d’occasione nella basilica assisana. La potenza del Santo con le sue idee e la sua visione rivoluzionaria del mondo, finisce per assumere un ruolo dominante.
Eppure c’è da chiedersi se sfilare davanti a quello scheletro non costituisca anche un richiamo antichissimo, ancestrale, istintivo a proposito della prima e ultima verità di ogni esistenza umana destinata all’inevitabile e scontata sua fine terrena. Il Memento Mori, monito sulla caducità della vita, che continua ad passare indenne attraversando i secoli.
E pure oggi, nonostante le strabilianti conquiste scientifiche l’idea della morte resta inalterata, paurosa e inscalfibile. Il tempo è ancora l’elemento chiave visto che è impossibile da determinare, controllare, fermare. Solo la memoria, l’amore e la fede in Cristo sopravvivono, proprio come predicava Francesco. Forse sta tutto lì il bisogno trasversale della gente di fare una capatina ad Assisi davanti a quella teca di cristallo. Per paradosso si vedono le spoglie ma si celebra la vita

FONTE : https://www.ilmessaggero.it/vaticano/la_forza_rivoluzionaria_poverello_davanti_morte_si_celebra_la_vita-9375940.html?utm_source=pulsanteAMP