{"id":21126,"date":"1999-01-01T02:59:00","date_gmt":"1999-01-01T01:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/?post_type=project&#038;p=21126"},"modified":"2026-05-14T08:32:47","modified_gmt":"2026-05-14T06:32:47","slug":"crisi-del-diritto-internazionale-e-viii-centenario-san-francesco","status":"publish","type":"project","link":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/?project=crisi-del-diritto-internazionale-e-viii-centenario-san-francesco","title":{"rendered":"CRISI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE E VIII CENTENARIO SAN FRANCESCO"},"content":{"rendered":"\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano,\u00a0questo pomeriggio ha partecipato\u00a0al Convegno &#8220;Diritto internazionale: tramonto o eclissi?&#8221;, <\/strong>che si \u00e8 tenuto nella Sala Koch\u00a0del Senato della Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;evento, organizzato dal Centro studi Rosario Livatino e moderato dalla giornalista Giovanna Pancheri, oltre al Sottosegretario, sono intervenuti: Daniela Bianchini, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, Rosario Aitala, Primo Vicepresidente della Corte Penale Internazionale, S.E. Mons. Ettore Balestrero, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, l&#8217;on. Marco Minniti, Presidente della Fondazione MedOr.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di seguito il testo dell&#8217;intervento del Sottosegretario Mantovano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">***<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Saluto tutti i presenti e le autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due termini chiave del titolo scelto per il convegno \u2013 tramonto o eclissi &#8211; potrebbero indurre a ritenere che vi \u00e8 stato un tempo, pi\u00f9 o meno recente, durante il quale il diritto internazionale \u00e8 stato un astro che ha brillato nel cielo: per cui lo sforzo da compiere sarebbe capire se l&#8217;attuale crisi sia temporanea o definitiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0, il diritto internazionale, per lo meno negli ultimi secoli, non ha mai mostrato di essere in buona salute. Se \u00e8 lecito un flashback di natura personale, ricordo di essere rimasto abbastanza disorientato quando, ahim\u00e8 una cinquantina di anni fa, dopo aver sostenuto gli esami di diritto privato, di commerciale, di penale, ecc., affrontai lo studio del diritto internazionale. Eppure l\u2019ordinario di cattedra era uno dei luminari della materia, il prof. Gaetano Arangio Ruiz. Ma la sostanza sfuggiva di mano, per la distanza che aveva dalla logica degli ordinamenti statali, e perfino di quello che in quegli anni si stava configurando come ordinamento europeo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa voglio dire? Che se ritengo che un mio diritto sia stato violato posso ricorrere al giudice, sapendo che il sistema nel suo insieme far\u00e0 rispettare la sentenza emessa, se necessario anche coattivamente. Nell\u2019ordinamento internazionale manca strutturalmente un analogo meccanismo di enforcement. Per cui il rispetto delle norme \u00e8 rimesso alla volont\u00e0 dei singoli Stati; una volta fallito il tentativo di comporre i conflitti con la diplomazia, la soluzione per far valere le proprie ragioni, o le proprie pretese, diventa il conflitto, anche armato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa strutturale difficolt\u00e0 \u00e8 sempre stata avvertita sul piano teorico. Qui il flashback \u00e8 ancora pi\u00f9 remoto, pur riguardando sempre La Sapienza: siamo all\u2019inaugurazione dell\u2019anno accademico 1947-48, Vittorio Emanuele Orlando tiene la prolusione, il cui titolo \u00e8 \u2013 guarda un po\u2019 &#8211; La crisi del Diritto internazionale. Orlando aveva ricoperto ruoli istituzionali rilevantissimi prima, durante e dopo, le due guerre mondiali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo discorso si interroga su come ricostruire un ordinamento internazionale efficace e di come farlo senza cedere a utopismi ingenui, come quelli che avevano decretato il fallimento della Societ\u00e0 delle Nazioni, e tenendo conto del carattere peculiare di questo corpus giuridico sui generis.<br>In tanti, nei decenni scorsi hanno condiviso l\u2019errore che con le organizzazioni sovranazionali cui gli Stati avevano trasferito porzioni di sovranit\u00e0, l\u2019ordinamento nato nel secondo Dopoguerra avesse finalmente superato la storica debolezza del diritto internazionale. Questa illusione ha impedito \u2013 e in parte ancora impedisce \u2013 di leggere la realt\u00e0 per quel che \u00e8 davvero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019apoteosi del misunderstanding \u00e8 stata raggiunta all\u2019inizio degli anni 1990, dopo la caduta dei Muri: gli scaffali delle nostre librerie erano pieni delle copie de La fine della storia di Fukuyama, ma in Rwanda si consumava uno dei pi\u00f9 tragici genocidi e nei Balcani esplodeva una guerra micidiale, estesa, piena di episodi efferati. S\u00ec che La fine della storia, da testo cult dell\u2019ottimismo globalista, \u00e8 diventato simbolo della beota ottusit\u00e0 occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad attestare la cronicit\u00e0 della salute cagionevole del diritto internazionale non esiste solo il piano teorico. Se oggi quest\u2019insieme di regole appare prossimo all\u2019Estrema unzione, nei fatti dal Secondo dopoguerra non sono mai mancate guerre e conflitti. Siamo portati a edulcorare i ricordi, ma invece dovremmo semplicemente ravvivarli. Qualche minimo cenno:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>1950, guerra di Corea;<\/li>\n\n\n\n<li>1955, e per vent\u2019anni, fino al 1975, guerra in Vietnam;<\/li>\n\n\n\n<li>dal 1948 in poi, guerre periodiche fra Israele e i Paesi confinanti;<\/li>\n\n\n\n<li>giustamente condanniamo oggi &#8211; e indichiamo come violazione del diritto internazionale &#8211; l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina. Richiamiamo per\u00f2 alla memoria gli interventi sovietici in Ungheria (1956) e in Cecoslovacchia (1968). Si obietter\u00e0 che rientravano in una logica di blocchi contrapposti, e quindi di limiti territoriali da rispettare. Spero per\u00f2 che chi fa questa considerazione non faccia coincidere la logica di Yalta con la logica che dovrebbe animare il diritto internazionale &#8211; alla luce di ci\u00f2 che diceva il Presidente Minniti questo ha un significato anche pi\u00f9 evidente alla vigilia dell&#8217;incontro tra il Presidente Trump e il Presidente Xi Jinping;<\/li>\n\n\n\n<li>penso ancora alle rivoluzioni e ai ripetuti colpi di Stato nel Centro e nel Sud delle Americhe;<\/li>\n\n\n\n<li>penso infine, per non rendere l\u2019elenco lungo e noioso, all\u2019attentato alle Torri Gemelle, che nel 2001 \u2013 pochi anni dopo la proclamazione della \u201cfine della storia\u201d \u2013 port\u00f2 all\u2019attivazione dell\u2019art. 5 del Trattato NATO, per la prima volta nella storia dell\u2019Alleanza, e alle successive guerre in Afghanistan e in Iraq.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per concludere sul punto. \u00c8 vero che dal 1945 in poi la Germania non ha pi\u00f9 invaso la Francia \u2013 e neanche la Polonia! -; ed \u00e8 vero che Waterloo e le coste della Normandia oggi sono interessanti siti turistici, non campi di battaglia. Per\u00f2 perfino l\u2019Europa Occidentale \u00e8 stata teatro di conflitti, per lo pi\u00f9 interni ad alcuni Stati, che hanno avuto ricadute al di l\u00e0 dei loro confini: non dimentichiamo quanto accaduto per decenni nell\u2019Irlanda del Nord, o nei Paesi Baschi, o nella ex Jugoslavia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non intendo sminuire le conquiste, in termini di equilibrio mondiale, portate dall\u2019ordine internazionale maturato nel secondo Dopoguerra: se non altro perch\u00e9 si \u00e8 elevato il costo reputazionale di qualsiasi intervento armato. Ma le tensioni, anche violente, non sono scomparse. Ed \u00e8 un dato di fatto che il sistema strutturatosi dopo il 1945 non appare pi\u00f9 in grado di gestirle. Anche perch\u00e9 la fine della logica dei due blocchi contrapposti, e la sua sostituzione con la logica di un sistema multipolare, ha avuto come effetto quello della inutilit\u00e0 del gi\u00e0 precario e debole sistema dell&#8217;enforcement.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diventa allora necessario avere il coraggio di risalire, con sguardo critico, alle cause profonde dell\u2019attuale crisi del diritto internazionale. Sono molte e sono complesse. Mi soffermo in particolare su due di esse: la perdita del fondamento della vincolativit\u00e0 del diritto internazionale; il concreto quotidiano atteggiarsi delle organizzazioni internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin da Grozio, diritto internazionale e diritto naturale sono stati intimamente intrecciati. Per l\u2019uomo occidentale e cristiano del Medioevo, e fino al Cinquecento, pacta sunt servanda \u2013 principio fondativo del diritto internazionale moderno \u2013prima di costituire un obbligo giuridico era un dovere etico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il venir meno del fondamento giusnaturalistico ha disarticolato anche il diritto internazionale, e lo polarizzato attorno a due estremi. Da un lato, una concezione che gli internazionalisti chiamano \u201crealista\u201d: le relazioni tra Stati possono essere ricostruite soltanto in termini sostanzialmente conflittuali, di puri rapporti di forza. Dall\u2019altro, una concezione illuministica radicale, che guarda con favore alla costituzione di organismi istituzionali e al loro spaziare in modo incisivo: non tanto, quindi, per temperare l\u2019arbitrio degli Stati \u2013 cosa pienamente condivisibile \u2013, quanto per attuare con maggiore efficacia e su scala mondiale una certa visione antropologica, non sempre fondata su una sana antropologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due concezioni sono percepite in termini antitetici. In realt\u00e0 sono due facce della stessa medaglia. Entrambe superano l\u2019idea del diritto come dimensione ordinante oggettiva, che preesiste ai singoli, e finiscono per sviluppare una concezione volontaristico-arbitraria del diritto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli effetti sono tutt\u2019altro che filosofici. Ci preoccupano, e con ragione, le attuali operazioni belliche in Medio Oriente e nel Golfo, per la loro estensione, per la crudelt\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 che le connotano, perch\u00e9 sono condotte senza un mandato delle organizzazioni internazionali. Ma se operiamo un ulteriore flashback, e torniamo indietro al 2011, &#8211; chiedo &#8211; fu molto pi\u00f9 \u201cgiusto\u201d e intelligente l\u2019intervento condotto in Libia? Certo, fu motivato da ragioni umanitarie, fu coperto da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU, ma quali effetti ha avuto? Ha fatto deflagrare una crisi geopolitica, securitaria, economica e umanitaria con cui tutti noi \u2013 libici, italiani, europei \u2013 continuiamo a fare i conti ancora adesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ancora. La penetrazione russa e cinese in Africa \u2013 con ripercussioni dirette sulla stabilit\u00e0 dell\u2019Europa \u2013 \u00e8 stata agevolata dalla rigidit\u00e0 ideologica di realt\u00e0 come il Fondo Monetario Internazionale. I duri meccanismi di condizionalit\u00e0 hanno spesso disatteso le richieste di aiuto di Nazioni gi\u00e0 fortemente instabili: per es. imponendo riforme istituzionali ed economiche irrealizzabili, o garanzie di tutela di \u201cdiritti\u201d non antropologicamente fondati, ma ideologicamente orientati, spesso in contrasto con le convinzioni intime di quei popoli, come quelle riguardanti la famiglia e la sessualit\u00e0. \u00c8 quel fenomeno che papa Francesco non esitava a bollare quale \u201ccolonialismo ideologico\u201d che \u201ctende a uniformare, a parificare tutto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro \u00e8 aggravato da un ulteriore fenomeno: il progressivo ampliamento del raggio di intervento delle organizzazioni sovranazionali e internazionali, spesso realizzato forzando in via interpretativa i limiti previsti dai Trattati istitutivi. Un ampliamento che ha portato queste organizzazioni ad occuparsi di aspetti sempre pi\u00f9 minuziosi della vita delle singole persone e degli Stati: dalle campagne contro l\u2019utilizzo della carne e dell\u2019alcol, fino all\u2019obbligo di inserire negli ordinamenti statali nuove fattispecie di reato su temi eticamente sensibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che un organismo internazionale imponga una dieta non so quanto giovi alla salute di colui che, a migliaia di chilometri di distanza, \u00e8 chiamato a seguire quella dieta; certamente non giova alla salute del diritto internazionale!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei tanti paradossi con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno \u00e8 che talune organizzazioni internazionali si preoccupano di stili di vita e di regimi alimentari, e pretendono di condizionare al loro rispetto gli aiuti per lo sviluppo. Ma al tempo stesso non riescono a superare quegli ostacoli che ne impediscono il funzionamento per affrontare le questioni per le quali sono state costituite. Per fare qualche esempio di tali ostacoli, \u00e8 ancora giustificabile la logica di blocco nel Consiglio di sicurezza ONU, soprattutto quando ne \u00e8 interessato uno dei componenti, che pone il veto in modo sistematico? Ancora, poich\u00e9 siamo al ventesimo pacchetto sanzionatorio decretato dagli Stati UE verso la Russia dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, quali effetti hanno avuto le sanzioni nel momento in cui Mosca non ha difficolt\u00e0 a rivolgersi ad altri mercati, pi\u00f9 tolleranti, e senza che il sistema delle sanzioni agisca nemmeno sul piano della reputazione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa possiamo fare come Italia? Fin dall\u2019inizio come Governo abbiamo impostato una politica estera fondata su premesse differenti rispetto a quelle di alcune organizzazioni internazionali e rispettose delle diversit\u00e0 di ciascuna Nazione. Ne \u00e8 espressione il Piano Mattei, basato sul principio della collaborazione pragmatica, amichevole, paritaria e aperta con i partner africani. I progetti non calano dall\u2019alto, dall\u2019algoritmo elaborato da anime belle, il cui orizzonte coincide con l\u2019attico di qualche capitale occidentale, nel quale ha sede il loro ufficio. I progetti sono concordati, lavorando gomito a gomito con i loro destinatari, sulla base delle esigenze che loro prospettano. \u00c8 per questo che il Piano Mattei ha visto aumentare le adesioni delle nazioni africane, passate in poco tempo da 9 a 14. Pi\u00f9 in generale, ha fatto percepire l\u2019Italia come un punto di riferimento affidabile anche dagli Stati che non partecipano al Piano (penso per es. al Niger, dove l\u2019Italia, unico Stato occidentale, \u00e8 rimasta con un proprio contingente militare su richiesta proprio dei nuovi governanti).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 grazie all\u2019equilibrio mostrato rispetto alle gravi tensioni in Medio Oriente che siamo percepiti quali interlocutori autorevoli in quel quadrante, e siamo riusciti a condurre importanti operazioni umanitarie in condizioni estreme: penso al trasporto di decine e decine di bambini palestinesi da dentro Gaza ai nostri ospedali pediatrici di eccellenza, unitamente ai loro familiari. \u00c8 ci\u00f2 di cui ha parlato ieri il Presidente della Repubblica, quando \u2013 a proposito dei gesti eroici che che si inseriscono nella cornice del \u201cdiritto internazionale umanitario\u201d \u2013 ha fatto riferimento proprio alle missioni svolte da noi italiani a Gaza. Penso anche alle opportunit\u00e0 di proseguire negli studi universitari che sono state riconosciute a tanti giovani gazawi e palestinesi da atenei italiani, e che hanno potuto avere seguito grazie ai ministeri degli Esteri e dell\u2019Universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concludo tornando al punto di partenza. Se il rispetto del diritto internazionale continua a riposare, in ultima istanza, sulla volont\u00e0 dei suoi membri, qual \u00e8 l\u2019elemento capace di suscitare tale volont\u00e0 negli Stati che vi partecipano?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riprendo un editoriale comparso sul Corriere della sera di un mese fa circa (15 aprile), a firma di Ernesto Galli della Loggia. Il quale nota come, per secoli, quella volont\u00e0 comune \u00e8 stata garantita dalla condivisione profonda di valori comuni: quelli della \u00ab\u201cRes publica Christiana\u201d\u00bb, in cui \u00abi regnanti dell\u2019Europa medievale e moderna si sentirono spinti non solo dal proprio interesse (\u2026) ma anche dalla propria fede a osservare un certo codice di regole\u00bb. Una volta conclusa quella stagione \u2013 egli si chiede \u2013 \u00abche cosa unisce oggi realmente i Paesi membri dell\u2019Onu? Quale fine e in che senso le Nazioni unite sono unite?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno immagina che oggi si possa restaurare un ordine politico e sociale che \u00e8 consegnato alla storia. Ci\u00f2 per\u00f2 non significa che la cultura che ne era alla base non abbia pi\u00f9 nulla da dire, o non sia pi\u00f9 feconda. \u00c8 la disputa sull\u2019attualit\u00e0 della categoria di cristianit\u00e0, su cui perfino in area ecclesiale le opinioni non sono convergenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esco allora dall\u2019area ecclesiale e torno a Vittorio Emanuele Orlando e alla sua prolusione di quasi 80 anni fa. Orlando come governante non era vicino alla Chiesa, peraltro era un alto grado della Massoneria, eppure rilegge gli orrori delle due Guerre Mondiali alla luce della celebre immagine, tratta dal libro dell\u2019Apocalisse, in cui Satana, dopo essere stato incatenato dall\u2019Angelo per mille anni, viene slegato \u201cper un po\u2019\u201d (\u201cmodico tempore\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quell\u2019immagine illustra una verit\u00e0 che noi contemporanei dimentichiamo con troppa facilit\u00e0: la guerra esprime un mistero pi\u00f9 ampio, il mistero del Male. Quella guerra in Cielo ricordata dal laicista Orlando ha riflessi continui e tragici in terra: almeno noi dovremmo esserne consapevoli! \u00c8 una realt\u00e0 non riducibile a una dimensione puramente materiale: una realt\u00e0 non regolabile con vincoli giuridici, istituzionali, economici, per dirla con T.S. Eliot \u2013 con \u201csistemi talmente perfetti che pi\u00f9 nessuno avrebbe bisogno d\u2019esser buono\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dico una banalit\u00e0: \u00e8 proprio coltivando e disseminando concretamente il bene che si vince il male. A partire dal segreto della propria coscienza, per poi da l\u00ec dare forma nuova a tutto ci\u00f2 che ci circonda: cultura, istituzioni, norme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 quello che realizzarono \u2013 non banalmente &#8211; i primi cristiani: fecondarono il mondo con messaggi, principi e valori assolutamente inediti, e ci hanno tramandato un patrimonio di cui l\u2019Occidente, anche nelle sue componenti laiche, non cessa di essere debitore, come correttamente sottolinea il prof. Galli della Loggia. \u00c8 un patrimonio che ha trasformato il volto del mondo, perch\u00e9 ha insegnato: a rispettare la dignit\u00e0 di qualsiasi persona in s\u00e9, a prescindere dalla sua etnia, religione e condizione sociale; ad amare i nemici \u2013 non rispettarli: amarli! \u2013, a perdonare chi ci ha fatto un torto (e anche questo ha una dimensione sociale e istituzionale, internazionale), a rimettere i debiti ai nostri debitori, ad accordarci per strada col nostro avversario prima di ricorrere al giudice, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi valori costituiscono il fondamento del diritto internazionale, del quale qui oggi giustamente ci preoccupano le sorti. Riscoprirne e riportarne alla luce le origini pi\u00f9 profonde \u2013 non necessariamente confessionali, ma certamente culturali \u2013 non \u00e8 torcere il collo. Non \u00e8 un ripiego passatista. \u00c8 il compito di chi ritiene ancora oggi che esista una continuit\u00e0, nella distinzione degli ambiti, tra fede, cultura e impegno politico; e che oggi, pi\u00f9 ancora che in anni trascorsi, \u201cuna fede che non diventa cultura \u00e8 una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta&#8221; (S. Giovanni Paolo II).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo nell\u2019ottavo centenario della morte del Santo di Assisi. Non \u00e8 un caso se il Patrono d\u2019Italia non sia n\u00e9 Martin Lutero n\u00e9 Giovanni Calvino. \u00c8 invece un Uomo che, come non si stanca di ripetere Davide Rondoni, non immagina che Dio mi affidi il destino del mondo, e quanto pi\u00f9 io ho successo, anche militare, tanto pi\u00f9 \u00e8 la conferma che Dio \u00e8 dalla mia parte. \u00c8 un Uomo convinto che Dio ci ha consegnato il mondo quale sua creatura, da rispettare e di cui essere grati e da tenere in pace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per cui spero che non sia irriguardoso verso i cultori del diritto internazionale concludere che se c\u2019\u00e8 un testo, che pu\u00f2 spiegare in un modo finalmente comprensibile che cos\u2019\u00e8 il diritto internazionale, quel testo \u00e8 il Cantico delle creature. Vi ringrazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FONTE : <a href=\"https:\/\/www.governo.it\/it\/articolo\/il-sottosegretario-mantovano\/31804\">https:\/\/www.governo.it\/it\/articolo\/il-sottosegretario-mantovano\/31804<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":21128,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"pj-categs":[38],"pj-tags":[],"class_list":["post-21126","project","type-project","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","pj-categs-eventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/project\/21126","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/project"}],"about":[{"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/project"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21126"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/project\/21126\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":21130,"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/project\/21126\/revisions\/21130"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/21128"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"pj-categs","embeddable":true,"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpj-categs&post=21126"},{"taxonomy":"pj-tags","embeddable":true,"href":"https:\/\/sanfrancesco800.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpj-tags&post=21126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}